L'ho divorato, perchè non potevo fare altro. Addormentarmi mi riesce difficile tanto quanto svegliarmi, ormai. E quindi ho preso questo libro che per un fortuito caso del destino è finito fra le mie mani quando in realtà mio zio l'ha prestato a mia sorella. Ed è stato amore. Amore, proprio. Credo di aver trovato una parte di me stanotte, e non sapevo nemmeno di averla mai posseduta.
Ora capisco Holden quando farneticava degli autori con cui vorresti passare un'ora della tua vita, seduto ad un tavolo all'esterno di un bar qualunque, a bere caffè, e a fumare una marlboro dietro l'altra. E parlare, parlare, parlare. Ascoltare, ascoltare, ascoltare. Capire se nella vita vera parlano esattamente come scrivono, facendo le stesse pause che hai respirato tu, cambiando posizione ogni dieci minuti per non permettere al freddo di questa fine di dicembre di interrompere il flusso.
Oh, dio. Non saprei nemmeno da dove cominciare.
Mia sorella è una foca monaca è un romanzo schietto, infantile, appassionato. Senza mezze misure, dolcissimo come pochissimi altri libri mi sono sembrati. Solo uno, veramente. E c'è questo ragazzino che in copertina ha due occhi enormi sotto i riccioli nerissimi, arruffati; il naso sanguinante, l'espressione dura e intensa e ardente e spaurita che ha Lui.
Lui non ha nome; non ha un volto, non ha niente. A te interessa solo relativamente, per chiamarlo quando hai chiuso il libro e ti aspetti di incontrarlo per strada, uno così: il primo passante potrebbe avere la sua camminata, potrebbe fumare allo stesso modo. Non sai altro di Lui a parte quello che ti ha regalato questo strappo di vita. Non è bello, nemmeno quel viso in copertina lo è; Lui non è popolare, non ne fa una giusta che sia una, dice quello che pensa ma quello che pensa è quasi sempre sbagliato.
Ed è adorabile. A d o r a b i l e. Uno stronzetto selvatico: lo vedi proprio, con le mani seppellite nelle tasche, lo sguardo basso che si alza solo quando deve sparare qualche stronzata. Con una naturalezza disarmante.
E' un libro intenso; Lui è intenso. Duro come crede di essere, diretto come i ganci destri che non ha mai saputo dare. Di Lui sai solo che è un patito dei film, che imita gli attori - i veri uomini - per sentirsi uomo anche lui, anche se è solo un ragazzino. Di Lui scopri di amare l'ironia e il sarcasmo - ti ci riconosci, in certe frasi, in certe battute. Sai di averle dette anche tu. Sai di aver pensato e provato le stesse cose che ha pensato e provato Lui. Ridi e basta, all'inizio. Cinquanta pagine davanti alle quali sorridi come un cretino e ridi piano per non svegliare nessuno.
Poi cambia. Lo capisci subito, te ne accorgi come ti accorgeresti di una randellata in mezzo alle gambe. Ti stupisce sì e poi no: te lo aspettavi, lo sapevi. Ma è intenso lo stesso, fa male lo stesso.
La fragilità è un panno umido incollato addosso, e Lui se lo porta ovunque come la coperta di Linus. Si protegge facendo lo stronzo, e poi piange davanti alla bella ragazza con gli occhi verdi di turno che gli urla in faccia. E Lui la ama, e quindi la ami anche tu - ti sta sul cazzo. La ami. Ti innervosisce. Sorridi pensando che sai che state mentendo entrambi.
Lui è adorabile. L'ho già detto. E' geniale. Lui, e il Capo, e Vì e Frà e Giulio il capo-fabbrica-bergamasco-fascista e la donna preoccupata delle piante nel corridoio squallido che è freddo come la morte mentre va al suo colloquio di lavoro.
Non voglio dire altro: bisogna leggerlo. Tutto d'un fiato. E' splendido, sono innamorato. Non ricordo il nome dell'autore, ma non ha importanza. Mia sorella è una foca monaca.
Ricordatevelo. Quando arriverete alla fine, capirete l'odio nella risata sfumata di adorazione, di sconcerto. Ci rimarrete male. E vi ritroverete a riversare in mezz'ora tutto quello che una notte alla luce dell'abat-jour è stata capace di regalarvi.